Karate On Line

il primo web magazine dedicato al Karate Do Shotokan Tradizionale

horizontal rule

Numero 1 - Marzo 2003

horizontal rule

 

Storia: Miyamoto Musashi

Le arti marziali giapponesi, come le conosciamo noi oggi, hanno alla base la concezione fondamentale dell’uso della katana (spada).

Il budo (modo di vita caratteristico al guerriero giapponese) si è evoluto dopo il periodo di pace feudale durato quasi due secoli e mezzo (1603-1868, periodo Tokugawa), diventando un’espressione della identità storica giapponese.

Musashi ha insegnato per pochi anni l'arte della spada, in due periodi, fino all’età di 40 anni e poi alla fine della sua vita quando viene invitato dai daimyo nelle province di Owari e Izumo dove la sua scuola ebbe un buon sviluppo per cui si ritiene che Musashi abbia passato lunghi periodi in questi luoghi.

Il metodo di combattimento praticato da Miyamoto Musashi rimane legato alla sua personalità, infatti la scuola niten ryu non si sviluppa, né si amplia, dopo la sua morte. Miyamoto desidera insegnare la sua arte al grande pubblico ed esporre le sue teorie come un vero condottiero militare; purtroppo, la sua epoca, è stata caratterizzata dalla fine delle guerre e dall’inizio della pace feudale e della burocrazia. Musashi non ha avuto l'occasione di applicare le sue conoscenze come un vero condottiere. Questo è il motivo principale per cui il suo metodo, anche se molto profondo, non ha dato origine a una scuola forte, come per esempio la scuola di Yagyu Munenori.

Miyamoto Musashi non si è mai sposato, adotta un bambino a cui dà il suo nome. Con lui ha girato tutto il Giappone fino a quando, a 51 anni, decide di fermarsi nella località di Kokura, nel nord dell’isola di Kyushu.

Il figlio adottivo entra a far parte del corpo di guardia del signore di Kokura, dove anche Musashi rimane per sei anni.

In questo periodo, i cristiani abitanti della provincia di Shimabara, a nord-est dell’isola di Kyushu, si ribellano e il terzo shogun, Iemitsu Tokugawa, soffoca la rivolta nel sangue.

Musashi e Iori seguono il signore di Kokura in battaglia; il coraggio e la loro maestria nell’uso delle armi vengono molto apprezzate. Alla sconfitta dei cristiani le province del sud riconoscono l'autorità dello shogun. Nell’anno 1639, il Giappone chiude le frontiere e i contatti con gli stranieri per quasi due secoli e mezzo.

Nel 1640, all’età di 57 anni, Miyamoto Musashi è chiamato dal signore di Kumamoto, Hosokawa Tadatoshi (il suo castello era situato nel centro dell’isola di Kyushu), quale maestro d’armi.

Ottimo il rapporto instauratosi tra Tadatoshi e Musashi, quest’ultimo redige una tesi, che consegna al signore di Kumamoto, dal titolo Trentacinque lezioni di tattica. In questa tesi, ordinata da Hosokawa Tadatoshi, Miyamoto sviluppa una sintesi delle sue conoscenze e delle sue idee. Il signore di Kumamoto muore per malattia tre mesi dopo; questa perdita lascia dei grandi segni nel cuore di Musashi.

Verso la fine della carriera, Miyamoto Musashi, dedica il suo tempo alla calligrafia, alla pittura, alla cerimonia del te, alla scultura e alla poesia; crea grandi opere di pittura rappresentanti passeri, dragoni e divinità shinto. In qualità di eccezionale calligrafo lo troviamo specialmente nell’opera Senki (Lo spirito della guerra). Egli ha scolpito su legno le divinità Kwannon e Fudo Myo, rimarcandole di forza ed espressività. Lavora anche il metallo e fonda una scuola specializzata nella formazione di artigiani per la creazione delle tsuba (l’elsa per la spada).

I suoi quadri sono firmati con il sigillo Musashi o con il nome letterario "Niten" (due cieli), che fa riferimento alla sua scuola di spada.

La via che devi seguire da solo

- Evita di cercare il piacere del corpo

- Devi essere obiettivo in tutto quello che fai

- Non devi essere avaro

- Non devi avere rimorsi negli affari

- Non devi invidiare mai nessuno, nel bene o nel male

- Non devi odiare te stesso e gli altri

- Non devi avere delle preferenze

- Non devi cercare il conforto

- Non devi cercare il cibo più buono per soddisfare il tuo corpo

- In nessun momento della tua vita non devi cercare oggetti preziosi

- Non ti devi ritirare mai davanti alle false credenze

- Non ti devi lasciare tentare da altre cose che non siano le armi

- Devi seguire sempre la via senza avere paura della morte

- Anche se hai un’età avanzata non devi desiderare nuove aspirazioni

- Devi venerare Budda e le altre divinità; ma non devi contare sempre su di loro

- Non abbandonare mai la via della tattica.

Miyamoto Musashi-12 maggio 1645

 Musashi, o kensei

Non avete letto male, e noi non abbiamo fatto alcun errore di stampa: Musashi era chiamato proprio o kensei, e non semplicemente o sensei. In giapponese la differenza è fondamentale, sensei è il maestro, kensei è il santo. Mihamoto Musashi era il santo della spada, perché nessun ha saputo usare come lui, nella storia delle arti marziali, la katana.

Non si trova, nella sua biografia, il resoconto di nessun duello da lui perso. Lui stesso dice: “Non so se fu dono divino, abilità naturale, o se ho incontrato solo avversari inferiori. A trent’anni mi sono guardato indietro, e ho ricercato il perché di una simile invincibilità: solo a cinquant’anni ho messo a punto una via della strategia che sfruttava tutta la mia esperienza”. Così è nato il libro forse più conosciuto della tattica di combattimento, Go rin no sho, il libro dei cinque cerchi, dove Musashi cerca di trasmettere le sue cognizioni, con un linguaggio a volte oscuro, a volte fin troppo lapalissiano.

E’ un testo difficile da... digerire, perché è calato in una realtà completamente diversa dalla nostra, quella del Giappone medievale; il linguaggio è a tratti tanto semplice da far sospettare che racchiuda invece verità segrete, a volte impenetrabile e arcaico. Però è senza dubbio un libro molto interessante: primo, perché offre uno spaccato di vita e di storia che non troviamo facilmente in nessun altro trattato; secondo, perché getta un po’ di luce sulla figura di questo samurai avvolta nel mistero e nella leggenda.

Musashi è vissuto nel diciassettesimo secolo, uccise il primo avversario a soli tredici anni. Dopo di allora non si fermò più, abbracciando una vita errabonda che lo portò in varie città del Giappone. Nel Libro dei cinque cerchi, racconta di essere andato di provincia in provincia, sostenendo incontri con non meno di sessanta maestri di varie arti marziali, e di averli sempre vinti. Lo sconcertante è che, allora, vincere significava uccidere; così si potrebbe definire Musashi un killer infallibile, secondo la morale dei giorni nostri. Nel suo testo la strategia insegnata porta all’annientamento fisico dell’avversario, e non solo alla vittoria pura e semplice. Il samurai deve essere puro di cuore e di mente, per poter avere la vittoria in pugno: in altre parole, per riuscire a uccidere bisogna superare ogni paura contingente, ogni elemento che possa distrarre e distogliere dall’unico scopo, la vittoria.

Musashi, dopo tutte le sue vittorie, si sente come svuotato, e si prende tempo per ripensare la propria esistenza. Ormai si rende conto si sapere tutto quanto è umanamente possibile conoscere sulla katana e sulla sua arte, e non vuole nemmeno più degli avversari: sa già in partenza che gli sarebbe facile batterli. Forse all’età della giovinezza, quando tutto è fonte di entusiasmo, è subentrata la maturità dell’uomo che vuole cercare motivi profondi nel proprio operato; forse, più semplicemente, Musashi è stanco di fare il nomade, e decide di fermarsi. Fatto sta che trova un luogo che gli piace, la caverna Reigendo e lì si ferma, per stendere il Go rin no sho. Riesce a scriverlo tutto, in perfetta solitudine, e dopo poche settimane muore: la data è certa, 19 maggio 1645.

Dei suoi duelli si è scritto moltissimo, tanto che oggi facciamo fatica a scernere la realtà dalla leggenda; per esempio, si racconta che un giorno fosse a Ogura. Lì lo aspettava un certo Sasaki Kojiro, famoso guerriero, passato alla storia delle arti marziali per aver dato vita a una particolare tecnica di spada, che riprendeva il movimento a contraccolpo della coda di una rondine in volo. Kojiro non aveva paura di Musashi, e non esitò un attimo a sfidarlo. Il duello doveva aver luogo in un’isola, a poche miglia da Ogura, alle otto del mattino. Musashi quella notte andò a dormire nella casa di un conoscente fidato, e quando alla mattina non lo trovarono nel suo alloggio, molti pensarono che la coda di rondine di Kojiro gli avesse fatto paura. Ma Musashi giunse puntuale sul posto convenuto per lo scontro: in mano, non aveva nulla. Kojiro avanzò con la sua katana in pugno, una spada magnifica. Musashi si limitò a prendere un remo dalla barca con cui era arrivato sull’isola, e lo modellò rozzamente a forma di spada. Si difese solo con quello e vinse, in pochi attimi, il tempo di lasciare a Kojiro l’illusione dell’attacco, per spostarsi fulmineamente di lato e colpire il malcapitato con forza alla testa. Kojiro stramazzò a terra, e si racconta che, in memoria dell’avversario ucciso, Musashi rinunciasse alle sue due spade, proprio lui, che aveva introdotto il nitonryu, cioè l’uso delle due spade.

Resta comprovato storicamente che da quell’anno in poi Musashi smise di usare spade vere nei duelli. Non fondò scuole, non volle allievi, non si cullò sulle glorie passate: Musashi passò la sua vita studiando se stesso e la via della strategia, l’unico credo che aveva. Rifiutò lo sfarzo e il lusso che gli veniva offerto dai ricchi signori che lo avrebbero ospitato volentieri, e all’età di 60 anni, Miyamoto Musashi si ritira nelle grotte Ungan, sulla montagna Kimpo, per cercare la calma necessaria per l'elaborazione della sua opera Gorin no Sho (Il libro dei cinque anelli). Mihamoto Musashi il santo è stato senza dubbio un uomo spietato, ma è stato anche un samurai schivo e onesto, con un’etica integerrima, compatibilmente con il ruolo che il destino gli aveva affidato.

Due anni dopo, prossimo alla morte, scrive il messaggio finale:  La via che devi seguire da solo. Nello stesso giorno regala le sue spade agli amici come ricordo, mentre la sua opera Gorin no Sho e la tesi Trentacinque lezioni di tattica le consegna al suo discepolo, Terao Nobuyuki.

Miyamoto Musashi muore il 19 maggio 1645, all’età di 62 anni. Quale ultimo desiderio chiede che la cerimonia funebre avvenga con i paramenti da guerra e la funzione officiata dal prete Shunzan del tempio Taisho-ji. Si narra che alla fine della cerimonia si sia avvertito un grande boato proveniente dal cielo anche se non vi era nessuna nuvola.

La sua tomba, a quasi 6 chilometri dalla città di Kumamoto, sottolinea il luogo dove Miyamoto Musashi entra nel mito.

a cura di Schiavoni Marco

horizontal rule

Questo sito offre un'informazione NON PERIODICA

informazioni richieste dall'art. 2 della legge 8 febbraio 1948 così come richiamato dall'art. 1 comma 3 della legge 7 marzo 2001 n. 62
recante «Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981 n. 416»:

Autore ed editore del sito:
moreno bertoni
Via della Pusterla 19
20020 Misinto (MI)

Luogo e anno di pubblicazione:

Misinto (MI) 2003

Fornitore di hosting:
Akros srl
Via Don Minzoni 27
20020 Misinto (MI)