Quando
un bambino scopre se stesso come corpo che si muove e si esprime, può
iniziare ad instaurare una relazione con gli altri e trasportare ciò che
ha imparato sugli altri.
Nel
karate questo avviene quando si incomincia a praticare il kumite, il
combattimento.
Il
kumite si apprende nella fase dell'insegnamento, quando il bambino ha
imparato a conoscere il proprio corpo e può dunque colpire i punti vitali
del corpo dell'avversario con la dovuta consapevolezza.
Nell'effettuare il kumite il bambino ha di fronte a se parecchi problemi
di ordine psicologico oltre che pratici. Prima di esaminarli cerchiamo di
comprendere cos' è il kumite.
IL KUMITE
Il
kumite è un metodo di allenamento in cui sono applicate praticamente le
tecniche di attacco e difesa espresse nel kata. Per questo è necessario
che due avversari si fronteggino. L'importanza che riveste il kata in
relazione al kumite non verrà mai abbastanza sottolineata.
Se si
impiegano tecniche in modo innaturale o forzato ciò si ripercuoterà
negativamente sulla posizione. E se si applicano le tecniche di un modo
confuso non ci si potrà attendere nessun progresso nel kumite.
In altri
termini, i progressi nel kumite dipendono direttamente dai progressi nel
kata. le due cose vanno di pari passo.
Vi sono
tre tipi di kumite:
1) kihon kumite
2) jiyu ippon kumite
3) jiyu
kumite ,
1) il
kihon kumite serve a sviluppare le tecniche fondamentali in funzione del
livello di abilità dell' allievo ( questo tipo di kumite e anche definito
kumite fondamentale);
2) ll
jiyu ippon kumite serve a studiare tecniche offensive e difensive, ad
allenare gli spostamenti ed a comprendere il "maai" (distanza);
3) Nel
jiyu kumite non vi sono tecniche prestabilite: i partner possono
utilizzare liberamente le loro capacità fisiche e mentali, ma i praticanti
devono controllare i loro pugni, le percosse, i calci.
Infatti
è proibito nel modo più assoluto venire in contatto con il bersaglio, ed i
colpi devono venire arrestati appena prima che giungano ai punti vitali
dell' avversario.
Il
kumite e diretto a colpire l'avversario nei suoi punti vitali. Per fare
ciò bisogna conoscere il proprio corpo e di conseguenza quello
dell'avversario.
Quando
in palestra mettiamo due allievi uno davanti l'altro iniziamo a costituire
una relazione fra i due che è diversa dalla relazione che si può
instaurare tra due amici o tra figlio e genitore. E un rapporto molto più
delicato in quanto ci troviamo di fronte a due avversari.
Ma
vediamo ora come il Vayer spiega l'instaurarsi della relazione con gli
altri: "La relazione e costituita dai legami che uniscono gli individui
tra di loro, ma anche fra i legami tra il soggetto ed il mondo degli
oggetti; questi oggetti a loro volta possono essere materiali oppure dei
simboli, delle astrazioni. Infine la relazione si forma anche tra il
soggetto e gli altri soggetti tramite gli oggetti".
Nel
nostro caso i soggetti sono gli avversari e gli oggetti le varie tecniche
di karate.
Vayer
poi continua: "L'adattamento al mondo degli altri è un aspetto
dell'universo relazionale del bambino, ma un aspetto fondamentale, in
quanto condizionano in gran parte il suo sviluppo psico-affettivo."
Il
bambino e costretto a tener conto del mondo degli altri e ciò lo porterà
progressivamente:
Vayer dà
una grande importanza alla relazione del bambino con gli altri in quanto
il bambino, e dunque l'uomo, è un "essere sociale" che ha bisogno degli
altri.
Anche
nella pratica del karate il bambino ha bisogno dell'altro in quanto,
grazie a costui, può confrontarsi e capirsi.
Infatti
serve a far capire al bambino le sue possibilità di sopraffazione sull'
altro, i suoi limiti e sopratutto a formare il suo carattere.
I due
avversari hanno paura uno dell'altro, non sanno che attacchi lancerà l'
avversario, avrebbero voglia di girarsi e andarsene ammettendo la loro
paura.
Questo
non deve succedere in quanto se il ragazzo è stato educato bene durante la
prima tappa dovrebbe sapere che il suo corpo, come quello del suo
avversario, è formato, possiede le carte in regola per vincere. Deve solo
convincersi che anche il suo spirito lo è.
Il suo spirito si mette
in relazione con l' altro fin dall'inizio del kumite.
Il saluto infatti non e
un segno convenzionale o una semplice tradizione ma un riconoscimento di
parità tra i due contendenti, vuole esprimere il rispetto che vi è tra i
due.
Facendo
il saluto i bambini incominciano ad imparare che bisogna avere rispetto
degli avversari e dunque degli uomini in genere. Anche l'espressione degli
occhi è molto importante nel kumite, perché traduce ciò che l' animo non
vuole dire: il senso di paura,di imbarazzo, di aggressività e anche di
cattiveria come pure quello di sottomissione o di impotenza.
Tutto
questo viene espresso tramite lo sguardo.
Guardandosi i due avversari si mettono in relazione e cercano di capire
che cosa ha in mente l' antagonista. L' atleta può riconoscere quindi
immediatamente quali siano i punti deboli dell'avversario.
Ma un
fiero spirito combattivo manifestato da uno sguardo penetrante renderà
l'avversario meno sicuro di se. All'allievo verrà insegnato che l' area
che va fissata è il triangolo che ha per vertici gli occhi e le spalle.
Concentrando lo sguardo in questa zona è possibile intuire in anticipo
quale sarà la prossima mossa dell'avversario.
Ma non
bisogna dimenticare nemmeno che chiudere gli occhi durante l'esecuzione di
una tecnica e un errore imperdonabile. In tali condizioni e impossibile
rendersi conto, della velocità dei movimenti dell'avversario e dei suoi
spostamenti,
Ricordiamoci che una tecnica può viaggiare ad una velocità di ben tredici
o quattordici metri al secondo.
Ci sono
due modi di guardare: Kan e
Ken.
Kan è penetrare la vera natura delle cose,
Ken è rimanere alla superficie dei fenomeni.
Uno dei
principali segreti dell' arte del karate consiste nel valutare
accuratamente le condizioni lontane ed afferrare la vera natura dei
fenomeni vicini, è vitale conoscere sia la destra che la sinistra senza
muovere gli occhi.
Il
bambino con il suo compagno dovrà dunque essere allenato durante il
combattimento a fissare l'avversario. Questo lo aiuterà a comprèndere
l'importanza di dominare le proprie pulsioni ed inibizioni come del resto
farà il suo avversario.
Grazie a
questo allenamento i bambini imparano a riconoscere nell'altro un corpo ed
una mente che agiscono insieme per il rafforzamento del carattere.
L'allenamento al kumite porta i due avversari a scoprire la dignità che è
propria di ogni essere umano. Infatti bisogna far capire ai due karateka
che qualunque sia la circostanza, la dignità non deve mutare.
Mantenersi pronti correttamente e con coraggio, senza mai cedere di fronte
ai movimenti dell' avversario, questa e la dignità. L'avversario potrà
allora essere controllato senza compiere un solo movimento.
Grazie
al kumite i ragazzi possono rafforzare insieme, aiutandosi principi
appresi durante lo studio delle varie tecniche quali:
a) la
percezione spazio temporale tramite lo studio delta distanza
b) lo
sviluppo alta percezione del ritmo.
c) il
"ma" (distanza) i la chiave delta vittoria. Il "ma" non consiste soltanto
nella differenza tra vicino e lontano vedere tutte le condizioni del
mutamento, non lasciare prendere iniziative all'avversario, mantenere il
vantaggio e combattere sempre: questi sono i punti cardinali del "ma".
Questo
allenamento rappresenta un tipo di organizzazione dello spazio in rapporto
agli altri molto importante in quanto, durante la pratica, viene eseguito
tra due antagonisti che si aiutano vicendevolmente grazie alla presenza
del corpo dell'altro.
Quando
si affronta questo argomento in palestra è opportuno mettere di fronte due
bambini con grado di preparazione diversa, ad esempio: