Karate On Line

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Numero 1 - Marzo 2003

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FOCUS del Mese: Kumite e Bambino

 

Quando un bambino scopre se stesso come corpo che si muove e si esprime, può iniziare ad instaurare una relazione con gli altri e trasportare ciò che ha imparato sugli altri.

Nel karate questo avviene quando si incomincia a praticare il kumite, il combattimento.

Il kumite si apprende nella fase dell'insegnamento, quando il bambino ha imparato a conoscere il proprio corpo e può dunque colpire i punti vitali del corpo dell'avversario con la dovuta consapevolezza.

Nell'effettuare il kumite il bambino ha di fronte a se parecchi problemi di ordine psicologico oltre che pratici. Prima di esaminarli cerchiamo di comprendere cos' è il kumite.

IL KUMITE

Il kumite è un metodo di allenamento in cui sono applicate praticamente le tecniche di attacco e difesa espresse nel kata. Per questo è necessario che due avversari si fronteggino. L'importanza che riveste il kata in relazione al kumite non verrà mai abbastanza sottolineata.

Se si impiegano tecniche in modo innaturale o forzato ciò si ripercuoterà negativamente sulla posizione. E se si applicano le tecniche di un modo confuso non ci si potrà attendere nessun progresso nel kumite.

In altri termini, i progressi nel kumite dipendono direttamente dai progressi nel kata. le due cose vanno di pari passo.

Vi sono tre tipi di kumite:

1) kihon kumite

2) jiyu ippon kumite

3) jiyu kumite ,

1) il kihon kumite serve a sviluppare le tecniche fondamentali in funzione del livello di abilità dell' allievo ( questo tipo di kumite e anche definito kumite fondamentale);

2) ll jiyu ippon kumite serve a studiare tecniche offensive e difensive, ad allenare gli spostamenti ed a comprendere il "maai" (distanza);

3) Nel jiyu kumite non vi sono tecniche prestabilite: i partner possono utilizzare liberamente le loro capacità fisiche e mentali, ma i praticanti devono controllare i loro pugni, le percosse, i calci.

Infatti è proibito nel modo più assoluto venire in contatto con il bersaglio, ed i colpi devono venire arrestati appena prima che giungano ai punti vitali dell' avversario.

Il kumite e diretto a colpire l'avversario nei suoi punti vitali. Per fare ciò bisogna conoscere il proprio corpo e di conseguenza quello dell'avversario.

Quando in palestra mettiamo due allievi uno davanti l'altro iniziamo a costituire una relazione fra i due che è diversa dalla relazione che si può instaurare tra due amici o tra figlio e genitore. E un rapporto molto più delicato in quanto ci troviamo di fronte a due avversari.

Ma vediamo ora come il Vayer spiega l'instaurarsi della relazione con gli altri: "La relazione e costituita dai legami che uniscono gli individui tra di loro, ma anche fra i legami tra il soggetto ed il mondo degli oggetti; questi oggetti a loro volta possono essere materiali oppure dei simboli, delle astrazioni. Infine la relazione si forma anche tra il soggetto e gli altri soggetti tramite gli oggetti".

Nel nostro caso i soggetti sono gli avversari e gli oggetti le varie tecniche di karate.

Vayer poi continua: "L'adattamento al mondo degli altri è un aspetto dell'universo relazionale del bambino, ma un aspetto fondamentale, in quanto condizionano in gran parte il suo sviluppo psico-affettivo."

Il bambino e costretto a tener conto del mondo degli altri e ciò lo porterà progressivamente:

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a conoscere l'altro,

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a controllare le relazioni fra se stesso e l' altro,

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a coordinare le azioni, le proprie e quelle degli altri, alfine di realizzare un obiettivo comune per arrivare

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al rispetto dell'altro ed alle prime nozioni morali.

Vayer dà una grande importanza alla relazione del bambino con gli altri in quanto il bambino, e dunque l'uomo, è un "essere sociale" che ha bisogno degli altri.

Anche nella pratica del karate il bambino ha bisogno dell'altro in quanto, grazie a costui, può confrontarsi e capirsi.

Infatti serve a far capire al bambino le sue possibilità di sopraffazione sull' altro, i suoi limiti e sopratutto a formare il suo carattere.

I due avversari hanno paura uno dell'altro, non sanno che attacchi lancerà l' avversario, avrebbero voglia di girarsi e andarsene ammettendo la loro paura.

Questo non deve succedere in quanto se il ragazzo è stato educato bene durante la prima tappa dovrebbe sapere che il suo corpo, come quello del suo avversario, è formato, possiede le carte in regola per vincere. Deve solo convincersi che anche il suo spirito lo è.

Il suo spirito si mette in relazione con l' altro fin dall'inizio del kumite.

Il saluto infatti non e un segno convenzionale o una semplice tradizione ma un riconoscimento di parità tra i due contendenti, vuole esprimere il rispetto che vi è tra i due.

Facendo il saluto i bambini incominciano ad imparare che bisogna avere rispetto degli avversari e dunque degli uomini in genere. Anche l'espressione degli occhi è molto importante nel kumite, perché traduce ciò che l' animo non vuole dire: il senso di paura,di imbarazzo, di aggressività e anche di cattiveria come pure quello di sottomissione o di impotenza.

Tutto questo viene espresso tramite lo sguardo.

Guardandosi i due avversari si mettono in relazione e cercano di capire che cosa ha in mente l' antagonista. L' atleta può riconoscere quindi immediatamente quali siano i punti deboli dell'avversario.

Ma un fiero spirito combattivo manifestato da uno sguardo penetrante renderà l'avversario meno sicuro di se. All'allievo verrà insegnato che l' area che va fissata è il triangolo che ha per vertici gli occhi e le spalle. Concentrando lo sguardo in questa zona è possibile intuire in anticipo quale sarà la prossima mossa dell'avversario.

Ma non bisogna dimenticare nemmeno che chiudere gli occhi durante l'esecuzione di una tecnica e un errore imperdonabile. In tali condizioni e impossibile rendersi conto, della velocità dei movimenti dell'avversario e dei suoi spostamenti,

Ricordiamoci che una tecnica può viaggiare ad una velocità di ben tredici o quattordici metri al secondo.

Ci sono due modi di guardare: Kan e Ken.

Kan è penetrare la vera natura delle cose,

Ken è rimanere alla superficie dei fenomeni.

Uno dei principali segreti dell' arte del karate consiste nel valutare accuratamente le condizioni lontane ed afferrare la vera natura dei fenomeni vicini, è vitale conoscere sia la destra che la sinistra senza muovere gli occhi.

Il bambino con il suo compagno dovrà dunque essere allenato durante il combattimento a fissare l'avversario. Questo lo aiuterà a comprèndere l'importanza di dominare le proprie pulsioni ed inibizioni come del resto farà il suo avversario.

Grazie a questo allenamento i bambini imparano a riconoscere nell'altro un corpo ed una mente che agiscono insieme per il rafforzamento del carattere.

L'allenamento al kumite porta i due avversari a scoprire la dignità che è propria di ogni essere umano. Infatti bisogna far capire ai due karateka che qualunque sia la circostanza, la dignità non deve mutare.

Mantenersi pronti correttamente e con coraggio, senza mai cedere di fronte ai movimenti dell' avversario, questa e la dignità. L'avversario potrà allora essere controllato senza compiere un solo movimento.

Grazie al kumite i ragazzi possono rafforzare insieme, aiutandosi principi appresi durante lo studio delle varie tecniche quali:

a) la percezione spazio temporale tramite lo studio delta distanza

b) lo sviluppo alta percezione del ritmo.

c) il "ma" (distanza) i la chiave delta vittoria. Il "ma" non consiste soltanto nella differenza tra vicino e lontano vedere tutte le condizioni del mutamento, non lasciare prendere iniziative all'avversario, mantenere il vantaggio e combattere sempre: questi sono i punti cardinali del "ma".

Questo allenamento rappresenta un tipo di organizzazione dello spazio in rapporto agli altri molto importante in quanto, durante la pratica, viene eseguito tra due antagonisti che si aiutano vicendevolmente grazie alla presenza del corpo dell'altro.

Quando si affronta questo argomento in palestra è opportuno mettere di fronte due bambini con grado di preparazione diversa, ad esempio:

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una cintura arancione con una blu. Il ragazzo con il grado maggiore potrà così aiutare l'avversario nel comprendere il significato e l'importanza del "ma" e allo stesso tempo sarà un esame per se stesso per vedere attraverso le domande dell' avversario se egli ha compreso il significato di distanza e ha una buona percezione spazio temporale.

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Vi e un ritmo in tutte le cose. Musica e danza hanno i loro ritmi armoniosi e gentili. Nelle arti marziali il ritmo deve essere padroneggiato attraverso l' allenamento. Nel karate vi sono numerosi ritmi. Innanzitutto occorre distinguere tra quelli che sono appropriati per il kumite e quelli che non lo sono, tra quelli larghi e quelli brevi, tra quelli lenti e quelli veloci,per comprendere qual’è il più adatto alla propria tattica.

Conoscere i ritmi della distanza e dell'avversario e un punto cruciale. Inoltre, se non si e in grado di sviluppare anche i ritmi contrari, la propria pratica è completa. Nel combattimento occorre comprendere il ritmo dell'avversario, ed impiegare un ritmo che egli non possa anticipare, sconvolgere il suo, in questo modo si otterrà la vittoria.

Da questi esempi possiamo vedere come un bambino che pratica il kumite riceve degli stimoli importanti per il suo sviluppo psicofisico. Questi stimoli, però, sono tali da non poter essere percepiti singolarmente ma hanno bisogno di una copia.

Così il bambino lavorando con il suo compagno potrà imparare:

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a conoscere se stesso con impulsi e sensazioni

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l'autocontrollo

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a rafforzare il suo schema corporeo

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a conoscere l'altro come uguale e diverso da se

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il rispetto per l' altro.

Ecco come il karate può portare il bambino verso uno sviluppo armonico e completo di se stesso.

Rossana Cortese, tratto da Karate Oggi n. 16/17, 1990

pagina a cura di Moreno Bertoni

 

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