Si tratta di una
micro-lesione nella parte alte della tibia, localizzata nella zona di
sviluppo dell’osso.
Provoca una dolorosa
prominenza sotto la rotula. Colpisce quasi esclusivamente dall’infanzia
all’adolescenza.
Non si tratta di una vera e
propria malattia, piuttosto una forma di tendinite all’estremità del tendine
rotuleo, nella zona di collegamento alla cresta tibiale.
Si può facilmente
localizzare, basta scorrere il dito dalla tibia verso il ginocchio.
Quando incontrate una
piccola protuberanza, circa 5 cm al di sotto della rotula, avete localizzato
la lesione.
Questa malattia colpisce
solamente persone che stanno crescendo, cioè bambini ed adolescenti,
normalmente compresi tra i 10 ed i 16 anni.
In passato colpiva quasi
unicamente i soggetti maschi, in quando le femmine non praticavano molte
attività sportive. Recentemente il cambio nella società e nei costumi ha
allargato anche ai soggetti femminili lo spettro dei soggetti colpiti.
La ragione per la quale
colpisce solo soggetti molto giovani è interessante. Quando le ossa
crescono, non si allungano come degli elastici, bensì si espandono in
prossimità delle estremità inferiore e superiore, zone chiamate “centro di
sviluppo (o crescita)”. È in queste zone che l’osso nuovo si forma,
espandendosi in lunghezza e spessore, per giungere alla crescita definitiva.
Una volta raggiunta l’età
adulta, cioè al termine della crescita, questi “centri di sviluppo” si
bloccano(sebbene le ossa, così come il resto del corpo, sia in costante auto
rigenerazione per un lungo periodo, la crescita non è per nulla
apprezzabile).
Il punto della tibia
superiore in cui è localizzato il centro di sviluppo, è il punto di
immissione o collegamento del tendine rotuleo. Ciò significa che il tendine
incontra un osso in crescita, non ancora duro e resistente come sarà alla
fine dello sviluppo.
In questa fase si trova tra
l’osso e la cartilagine, senza essere più in uno o più nell’altra. All’esame
radiologico questa zona appare come una nuvola all’interno della zona più
solida, cioè l’osso vero e proprio.
Quando il tendine viene
sollecitato viene tirato, cioè tende ad allontanarsi dall’osso. Se la
sollecitazione è eccessiva, superiore alla normale resistenza fisica,
avviene la rottura. È però il tendine a rompersi e non l’osso.
Quando invece il tendine
sollecitato è collegato ad un centro di sviluppo, cioè una sezione d’osso
ancora “morbida”, la sollecitazione non provoca la rottura del tendine ma
l’asportazione di frammenti dell’osso in fase di crescita.
Questo è ciò che accade nel
morbo di Osgoog-Schlater. Il tendine tira contro l’osso in fase di sviluppo
e strappa piccolissimi frammenti dello stesso.
Il punto è che a questo i
piccoli frammenti non sono più collegati all’osso, bensì al tendine, ma non
smettono di fare il proprio lavoro.
Infatti continuano a
produrre nuovo tessuto osseo, proprio all’estremità del tendine.
Il risultato è un ginocchio
con un “bitorzolo”.
Cosa fare?
Poiché il tendine è così
vicino alla pelle, spesso diventerà gonfio e provocherà rossore cutaneo,
diventando doloroso, a volte molto doloroso.
Occorre un trattamento
locale con ghiaccio, una terapia antinfiammatoria e antidolorifica (anche la
semplice aspirina) e chiaramente riposo assoluto, almeno fino a quando non
si zoppica durante le normali attività.
Diventa importante
rinforzare il quadricipite, specialmente nei soggetti in crescita che
normalmente non hanno una forte struttura muscolare, essendo anche i muscoli
in fase di sviluppo più che in potenziamento.
L’osso cresce più
rapidamente di quanto il muscolo possa supportarlo, infatti nei soggetti
colpiti da questa malattia si riscontra spesso una struttura muscolare
debole. Il che potrebbe essere anche definito al contrario, cioè soggetti
con una muscolatura debole sono più esposti al rischio di questo morbo.
È importante iniziare una
pratica di irrobustimento muscolare, a base di allungamento e sviluppo della
massa, il tutto in forma leggera ma costante.
Il solo altro trattamento
possibile, a parte la terapia fisica è una “corazza” intorno alla
protuberanza, perché è incredibile come così spesso picchiamo il punto
doloroso contro qualsiasi ostacolo.
Così come accade per
qualsiasi altra lesione, diventeremo estremamente consapevoli che il tendine
è una parte del nostro corpo.
Sfortunatamente la terapia
chirurgica in questi casi è piuttosto complessa e costringe a lunghe
riabilitazioni. Occorre separare il tendine dall’osso, ripulirlo, raschiare
l’osso e quindi ricollegare il tendine.
Per questo la maggioranza
delle persone si tiene il “bitorzolo”.
a cura di Toni Zezza