
I movimenti eseguiti sul piano frontale
si definiscono di abduzione (quando un arto si allontana dal piano
sagittale del corpo) e di adduzione (quando un arto si avvicina al
piano sagittale del corpo).
I movimenti eseguiti sul piano sagittale si
definiscono di flessione (quando un arto si avvicina al tronco–piano
frontale-), per i quali intervengono i muscoli flessori e di estensione
(quando l’arto si allontana dal tronco–piano frontale-), per i quali
intervengono i muscoli estensori.
I movimenti eseguiti sul piano trasversale sono tutti
quelli che prevedono una rotazione assiale, quindi intrarotazione
(quando avviene una rotazione verso l’interno del tronco) ed
extrarotazione (quando la rotazione avviene vero l’esterno del tronco),
che nel loro complesso vengono definite circonduzione (quando l’osso
di una articolazione può eseguire movimenti angolari nelle diverse
direzioni).
Yoko
Geri
Definito in Italiano come calcio
laterale.
Può essere eseguito partendo dalla
posizione didattica di base, cioè con il corpo parallelo all’asse dello
spostamento (kida dachi) oppure partendo dalla posizione frontale,
perpendicolare all’asse di spostamento (zenkutsu dachi).
La parte del piede indirizzata al
bersaglio è quella esterna (sokuto), sia che il calcio venga eseguito in
modo frustato (keage) oppure spinto (kekomi), quindi la rotazione assiale
della caviglia in preparazione del calcio (lo sokuto) produce un primo
movimento di intrarotazione sul piano trasversale.
I due tipi di calcio si differenziano per
l’esecuzione del movimento. Nel primo è costituito dalla estrema fluidità
del gesto, cioè continuità del movimento che conduce alla frustata,
dove l’articolazione del ginocchio viene mantenuta flessibile e l’azione
dell’anca produce una oscillazione.
Quindi la direzione della tecnica produce un
movimento di abduzione sul piano frontale, con una traiettoria
circolare verso l’alto:

Nel secondo si accentua l’azione di
caricamento del ginocchio e l’azione dell’anca è caratterizzata da una forte
spinta verso il bersaglio. Quindi la direzione della tecnica produce
un movimento di abduzione sul piano frontale, con una traiettoria
lineare, sempre indirizzata verso l’alto, concentrandosi però nella spinta
verso il bersaglio.

Se prendiamo in esame l’esecuzione di
Yokogeri partendo da una posizione di Kiba Dachi, osserviamo che lo schema
motorio del calcio prevede un movimento sul piano frontale di abduzione,
poiché l’arto si allontana dal corpo per colpire il bersaglio, quindi fa
seguito un movimento di adduzione, poiché l’arto viene immediatamente
richiamato, cioè si riavvicina al corpo dopo avere eseguito la tecnica.
Le tecniche di calcio prevedono una
azione di caricamento, cioè la flessione del ginocchio, che si
avvicina al tronco, la flessione dell’arto poggiato a terra per
ottenere stabilità e generare la forza di spinta.
Quindi il risultato di tale osservazione
consente di concludere che Yokogeri si sviluppa sui 3 piani anatomici, dei
quali però notiamo con maggiore chiarezza il piano frontale ed il piano
sagittale, poiché la rotazione assiale del corpo, quindi sul piano
trasversale, è limitata alla sola articolazione della caviglia.
Considerando l’esecuzione della tecnica in un ambito
diverso, cioè di kihon superiore e nella sua possibile applicazione,
osserviamo che il movimento non si sviluppa solo con il corpo parallelo
all’asse di spostamento, ma con il corpo perpendicolare allo stesso.
In questo caso avremo sempre un
movimento di caricamento del ginocchio (flessione dell’arto), detto
caricamento frontale, che si sviluppa sul piano sagittale.
Quindi osserviamo lo sviluppo del
movimento che inizialmente vede l’arto in estensione, ancora sul piano
sagittale, una rotazione sull’asse del corpo sul piano trasversale ed
infine una abduzione finale, cioè sul piano frontale, poiché la
posizione del corpo è in quel momento parallela all’asse dello spostamento.
Osservando quindi l’esecuzione della
tecnica in questo contesto, ritengo di poter affermare che la stessa si
sviluppi su tutti e 3 i piani anatomici, in maniera estremamente evidente e
visibile.
A cura di Loris Corbari