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Numero 1 - Marzo 2003

 

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Scienza: Il ginocchio, Morbo di Osgood Schlater

Si tratta di una micro-lesione nella parte alte della tibia, localizzata nella zona di sviluppo dell’osso.

Provoca una dolorosa prominenza sotto la rotula. Colpisce quasi esclusivamente dall’infanzia all’adolescenza.

Non si tratta di una vera e propria malattia, piuttosto una forma di tendinite all’estremità del tendine rotuleo, nella zona di collegamento alla cresta tibiale.Articolazione del ginocchio

Si può facilmente localizzare, basta scorrere il dito dalla tibia verso il ginocchio.

Quando incontrate una piccola protuberanza, circa 5 cm al di sotto della rotula, avete localizzato la lesione.

Questa malattia colpisce solamente persone che stanno crescendo, cioè bambini ed adolescenti, normalmente compresi tra i 10 ed i 16 anni.

In passato colpiva quasi unicamente i soggetti maschi, in quando le femmine non praticavano molte attività sportive. Recentemente il cambio nella società e nei costumi ha allargato anche ai soggetti femminili lo spettro dei soggetti colpiti.

La ragione per la quale colpisce solo soggetti molto giovani è interessante. Quando le ossa crescono, non si allungano come degli elastici, bensì si espandono in prossimità delle estremità inferiore e superiore, zone chiamate “centro di sviluppo (o crescita)”. È in queste zone che l’osso nuovo si forma, espandendosi in lunghezza e spessore, per giungere alla crescita definitiva.

Una volta raggiunta l’età adulta, cioè al termine della crescita, questi “centri di sviluppo” si bloccano(sebbene le ossa, così come il resto del corpo, sia in costante auto rigenerazione per un lungo periodo, la crescita non è per nulla apprezzabile).

Il punto della tibia superiore in cui è localizzato il centro di sviluppo, è il punto di immissione o collegamento del tendine rotuleo. Ciò significa che il tendine incontra un osso in crescita, non ancora duro e resistente come sarà alla fine dello sviluppo.

In questa fase si trova tra l’osso e la cartilagine, senza essere più in uno o più nell’altra. All’esame radiologico questa zona appare come una nuvola all’interno della zona più solida, cioè l’osso vero e proprio.

Quando il tendine viene sollecitato viene tirato, cioè tende ad allontanarsi dall’osso. Se la sollecitazione è eccessiva, superiore alla normale resistenza fisica, avviene la rottura. È però il tendine a rompersi e non l’osso.

Quando invece il tendine sollecitato è collegato ad un centro di sviluppo, cioè una sezione d’osso ancora “morbida”, la sollecitazione non provoca la rottura del tendine ma l’asportazione di frammenti dell’osso in fase di crescita.

Questo è ciò che accade nel morbo di Osgoog-Schlater. Il tendine tira contro l’osso in fase di sviluppo e strappa piccolissimi frammenti dello stesso.

Il punto è che a questo i piccoli frammenti non sono più collegati all’osso, bensì al tendine, ma non smettono di fare il proprio lavoro.

Infatti continuano a produrre nuovo tessuto osseo, proprio all’estremità del tendine.

Il risultato è un ginocchio con un “bitorzolo”.

Cosa fare?

Poiché il tendine è così vicino alla pelle, spesso diventerà gonfio e provocherà rossore cutaneo, diventando doloroso, a volte molto doloroso.

Occorre un trattamento locale con ghiaccio, una terapia antinfiammatoria e antidolorifica (anche la semplice aspirina) e chiaramente riposo assoluto, almeno fino a quando non si zoppica durante le normali attività.

Diventa importante rinforzare il quadricipite, specialmente nei soggetti in crescita che normalmente non hanno una forte struttura muscolare, essendo anche i muscoli in fase di sviluppo più che in potenziamento.

L’osso cresce più rapidamente di quanto il muscolo possa supportarlo, infatti nei soggetti colpiti da questa malattia si riscontra spesso una struttura muscolare debole. Il che potrebbe essere anche definito al contrario, cioè soggetti con una muscolatura debole sono più esposti al rischio di questo morbo.

È importante iniziare una pratica di irrobustimento muscolare, a base di allungamento e sviluppo della massa, il tutto in forma leggera ma costante.

Il solo altro trattamento possibile, a parte la terapia fisica è una “corazza” intorno alla protuberanza, perché è incredibile come così spesso picchiamo il punto doloroso contro qualsiasi ostacolo.

Così come accade per qualsiasi altra lesione, diventeremo estremamente consapevoli che il tendine è una parte del nostro corpo.

Sfortunatamente la terapia chirurgica in questi casi è piuttosto complessa e costringe a lunghe riabilitazioni. Occorre separare il tendine dall’osso, ripulirlo, raschiare l’osso e quindi ricollegare il tendine.

Per questo la maggioranza delle persone si tiene il “bitorzolo”.

a cura di Toni Zezza

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